Capitolo 13 – Poesie

P. 351, Murasaki a Genji:
Quanto impetuose devono soffiare le tempeste sulla tua riva, se anche qui le mie maniche sono inzuppate dagli spruzzi incessanti!

P. 360, Genji a Murasaki:
Agili come allora
i miei pensieri a te rivolano,
sebbene ora da ignota dimora
a più strane e remote piagge io voli…

P. 363, Genji guardando l’isola di Awaji:
Oh isola maculata di spuma che per me non eri niente, persino un dolore come il mio in questa notte di meravigliosa bellezza tu hai il potere di guarire!

P. 368, Ex Governatore di Akashi a Genji:
Avete imparato a conoscerla voi pure, la solitudine della notte sulle piagge di Akashi, quando oziosa un’ora dopo l’altra bisogna tuttavia colmare prima che spunti l’alba.
P. 369, Genji a ex Governatore di Akashi:
Cosa ne sapete del dolore, voi che non portate il mantello del viandante né riposate su un guanciale inusitato, invano cercando sogni fino all’alba?

P. 369, Genji a Dama di Akashi:
A lungo ha vagato il mio desolato sguardo senza null’altro su cui posarsi che i fluidi sentieri dei nembi, finché le brume si sono squarciate e ho scorto le cime degli alberi presso la vostra casa.
Risposta (dell’ex Governatore di Akashi):
Che anch’io per lunghi anni abbia fissato quegli stessi sentieri del cielo, è il segno di una strana affinità nel corso dei nostri desideri.

P. 371, Genji a Dama di Akashi:
È certamente una cosa triste e offensiva salutare un passante e non averne un amichevole cenno, un semplice “Come va la vita?”
Risposta:
“Come va la vita?” si dice agli amici. Se una persona che non avete mai vista vi saluta più freddamente, ciò può ferire ben poco i sentimenti del vostro cuore.

P. 375, Genji pensando a Murasaki:
Se alla sola che ama quel che io amo potessi mostrare ciò ch’io vedo, questa luna che giace sommersa nel fondo del golfo!

P. 375, Genji:
O tu, mio puledro color del latte, dal mantello come un raggio di luna di questa notte d’autunno, portami come un uccello attraverso l’aria finch’io veda per un solo minuto la signora che amo!

P. 376, Genji a Dama di Akashi:
Fosse anche soltanto la vostra cetra a dire quelle dolci parole che le vostre labbra rifiutano, mi ridesterei in parte dall’infelice sogno nel quale sono intorpidito.
Risposta:
Una notte di interminabili sogni, incoerenti e sfrenati, tale è la mia vita; non più degna che il resto di parlarne.

P. 378, Genji a Murasaki:
Seppure per un attimo il pescatore si trastulla con l’alga lucente della riva, cerca solo di alleviare un dolore che molto tempo prima ha colmato i suoi occhi di brucianti lacrime.

P. 383, Genji a Dama di Akashi:
Immutabile sono come le corde centrali di questa mia cetra che vi lascio finché ci ritroveremo.

P. 384, Genji a Dama di Akashi:
Poiché hanno lasciato dietro di sé il mare, svogliate le ombre in cammino vengono a morire sulla sabbia. Ma io, onda che retrocede, volgo sconsolati pensieri alla riva da cui mi ritraggo.
Risposta:
I venti hanno fatto buona guardia alla mia capanna sulla riva, e io sarei felice ora tra i rottami risucchiati dalla burrasca di tornare in alto mare.

P. 385, Dama di Akashi a Genji:
Che qualche spruzzo di spuma abbia macchiato questo mantello da viandante, tagliato e ripiegato presso la salsa riva del mare, non potrà offendervi!
Risposta:
Anche se per qualche tempo dovrò indossarlo come ricordo, non appena siano tranquillamente trascorsi alcuni inevitabili giorni e mesi, una volta ancora non ci dividerà più nessuna veste!

P. 389, Genji a Suzaku:
Per tanti anni quanti il bimbo non ha potuto posare sulle sue gambe io sono andato alla deriva sulle vaste pianure del mare.
Risposta:
Intorno al Pilastro del Palazzo abbiamo abbastanza lungamente giocato a nasconderci; dimentichiamo il rancore per le perdute primavere che meglio avremmo trascorse in amicizia.

P. 389, Genji a Dama di Akashi:
Ad Akashi è forse trascorsa in pianto tutta la notte? E le nebbie del mattino celano forse la tanta attesa luce del giorno?

P. 390, Gosechi a Genji:
Colei che con animo riluttante oltrepassò al largo la spiaggia di Suma volentieri vi mostrerebbe la sua manica, che mai più da quel giorno si è asciugata.
Risposta:
Quanto più a ragione io potrei fare una dolente accusa, tanto vicino a me voi governaste la vostra barca e tuttavia non voleste mutare la rotta.

Poesie dal Capitolo 12

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